Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 17 maggio 2013 | PDF
Il viaggio alla scoperta delle tecniche di stampa e di scrittura continua. Nella città di Perth, in Australia, incontriamo la calligrafa Gaye Godfrey-Nicholls. La magia che respiriamo nella sua casa-atelier è la stessa che Gaye riesce a infondere alle sue opere, una magia carica di significati ancestrali e ricerca personale.
Dalla veranda del bar il paesaggio è grigio, il grigio basso e torbido della risacca. L’asfalto è calpestato dalle suole gualcite di un moribondo, un’anziana trascina un carrello vuoto, passa accanto a una bicicletta arrugginita, e l’aria è carica di elettricità, le nubi hanno le guance gonfie di pioggia. Vuotiamo i bicchieri e acceleriamo il passo nelle stradine deserte, arriviamo alla casa di Gaye un attimo prima che la tempesta schianti la città.
“Caffè?”.
Gaye ci fa accomodare in salotto. Ammiriamo l’arredamento caldo e vissuto, il disordine magico di chi ha dei bambini che scorrazzano per casa. Alle pareti calligrafie rappresentanti poemi epici, imprese cavalleresche e creature mitologiche. Vicino al televisore una torre di giochi da tavolo ispirati a Tolkien e ai Cavalieri della Tavola Rotonda. Gaye arriva col caffè e sorride, vedendo i nostri sguardi catturati da quella che, più che una casa, sembra un’officina-libreria, un complesso studio di registrazione di influenze pittoriche, letterarie ed esoteriche, caratterizzato da un’eleganza quasi vittoriana, l’alcova di una poetessa d’altri tempi.

“Nel mio caso la calligrafia è sempre un mezzo, mai un fine” spiega Gaye. “La priorità è trasmettere un concetto determinato. Le lettere si sposano alle immagini e ai colori, dando la chiara comprensione di ciò che si sta osservando. La leggibilità è la chiave dei miei lavori. Venite, vi mostro qualcosa”.
Entriamo nello studio, uno dei due posti, insieme al giardino, dove elabora idee e visioni. Alle pareti decine di stampe del Botticelli, uno dei grandi ispiratori di Gaye. “Attingo da molte fonti, da tutto ciò che colpisce la mia attenzione per un periodo di tempo più o meno limitato. Alcune di queste sono eterne: i pittori pre-raffaelliti, i simbolisti belgi, gli antichi egizi, gli illustratori come Walter Crane e John Howe, i Celti e il periodo gotico-medievale, l’architettura e i murales, la scultura di John William Waterhoused, tutto ciò che vi è di arcano e di mistico, il pensiero laterale e la filosofia, le canzoni dei Cure o degli Arcade Fire… L’alchimia, l’allegoria della trasmutazione dei metalli grezzi in oro come processo di cambiamento interiore… Insomma, tutto ciò che esprima il concetto di arte nel più alto senso del termine”.
“La ricerca e la pratica proseguono parallelamente?”.
“Certamente. Il lavoro su carta sintetizza la ricerca e lo studio di un argomento. Per quanto concerne il mio background, nel 1988 sono stata ammessa al WACAE (l’attuale Edith Cowan University) e sotto la guida di Peter Evans ho intrapreso un percorso estenuante di due anni, fatto di lavori notturni e ripetizioni, esercizi infiniti, sacrificio e tanta dedizione alla causa. Quando però inizi a sentire che le tue mani si muovono sul foglio senza pensare, come se stessi suonando un pianoforte, allora vuol dire che sei sulla buona strada”.

“I tuoi lavori possiedono un’impronta classica piuttosto marcata”.
“In tutto ciò che faccio la tradizione ha un ruolo importante. Soprattutto nell’ambito commerciale. Ho realizzato miniature in stile gotico per una chiesa e spesso mi vengono commissionati certificati e alberi genealogici, i quali però sono in contrasto con la leggibilità. Infatti il risultato è un coacervo piuttosto caotico di date e nomi, dove risalire alle origini in modo chiaro è pressoché impossibile”.
“Nuovi progetti?”
“Sta per uscire un libro, che è il frutto di un lavoro di ricerca e di selezione faticosissimo durato sei mesi. L’editore voleva un manuale di calligrafia che raccogliesse informazioni utili per chiunque, dal principiante all’avanzato, esplorando ogni stile e tecnica possibile, includendo esempi di calligrafi internazionali, fra i quali uno dei miei preferiti, Malik Anas Al-Rajah. È il più grande manuale del genere che sia stato fatto e sarà pubblicato a febbraio. Il titolo è Master of the Art of Calligraphy”.
Gaye accarezza uno dei suoi gatti mentre parla. La tempesta è finita e la pioggia si è ridotta a una cascata sottile, quasi impercettibile. Dalla finestra un raggio di luce si posa su Gaye, minuta e fiabesca, mentre dietro di lei si stagliano ritratti di streghe e atmosfere lunari.
Quando ci salutiamo, sentiamo che in quella casa c’è molta più magia di quanto non sembri, molti più significati nascosti di quanto Gaye non voglia mostrare. E dalla strada deserta non si sente nulla, nessun rumore. Solo il miagolare assonnato di un gatto.
Biografia
Gaye Godfrey-Nicholls si avvicina alla scrittura nel 1983, dopo essere rimasta affascinata dal lavoro di un amico. Nel 1988 si iscrive al corso in Associate Diploma of Arts, Major in Calligraphy and Fine Lettering al WACAE, lavorando due anni sotto la guida di Peter Evans, il maestro che la sprona a diventare ambiziosa, costringendola a lavorare ore e ore sulla miniatura di una singola lettera, spendendo moltissimo tempo sui fondamentali. Dal 1989 insegna calligrafia e lavora come calligrafa freelance.

