Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 7 novembre 2014 | PDF
Il viaggio alla ricerca di calligrafi e stampatori continua. Nella regione di Anhui, patria di alcuni dei bottegai più famosi della Cina, procediamo con la scoperta dei quattro tesori dello studio: dopo aver trattato il procedimento di creazione delle barrette d’inchiostro Hui, ci concentriamo sulle meravigliose pietre che lo contengono.
Ancora Tunxi, la città magica dei calligrafi cinesi. I ferri del mestiere scintillano all’ombra delle piccole botteghe, gli splendidi dipinti ritraenti la Montagna Gialla campeggiano sulle pareti degli atelier silenziosi. Camminiamo lenti, misurando i passi e gli sguardi, come fossimo parte di una processione, un pellegrinaggio sacro nella terra dell’Arte.
Il nostro obiettivo consiste nel comprendere l’importanza delle pietre-calamaio usate per contenere l’inchiostro. Nella tradizione cinese queste pietre sono incredibili opere d’arte e i loro prezzi sono elevatissimi.
La ricerca non è semplice. Tocca aguzzare la vista, setacciare ogni negozio, modellare la comunicazione sui gesti e sulle improvvisazioni, perché nessuno da queste parti parla inglese.
Impieghiamo due giorni interi a raccattare i pezzi, bottega dopo bottega, un atelier dopo l’altro, ricomponendo un mosaico infinito che ci permetta di avere un quadro generale della storia e dell’utilizzo dei calamai.
Il punto, secondo la tradizione cinese, sta nel fatto che il migliore inchiostro del mondo, per quanto possa essere pregiato, non ha motivo d’esistere se non ha una pietra degna di contenerlo.
La storia narra che durante il regno dell’imperatore Xuanzong (713-741) un cacciatore giunse nei pressi della città di Huangshan e, colpito dal luccichio di alcune pietre, decise di raccoglierle per portarle alla sua dimora, dove le scolpì creando dei calamai. Da allora la pietra da inchiostro She, incredibilmente liscia e levigata, divenne orgoglio nazionale e l’imperatore Li Yu la classificò come uno dei tre più preziosi tesori dell’Impero.

I calligrafi di Tunxi ci spiegano che le pietre da inchiostro cinesi sono di quattro tipi: Duan, She, Taohe e Chengni.
Il tipo She deve il suo nome all’antica prefettura di Shezhou e presenta caratteristiche particolari: l’ardesia estratta delle montagne Longwei è segnata dai costanti cambiamenti geologici avvenuti nel corso delle ere, cambiamenti che si traducono esteticamente in striature grigie, verde chiaro e nere. La grana fine è inoltre particolare per la sua durezza oltre che per la sua lucentezza ed è ideale per la produzione di inchiostro, il quale, collocato sulla pietra, diventa lucente e leggero se mescolato all’acqua.

Durante il nostro pellegrinaggio nelle botteghe di Tunxi esaminiamo alcuni calamai, il cui prezzo è a dir poco esorbitante. Gli artigiani ci spiegano che i più costosi testimoniano l’abilità dell’artista nello sfruttare i disegni e i colori naturali della pietra per scolpirne temi e figure sulla superficie.

Chae-ku, uno scultore specializzato nella creazione di calamai, ci spiega il procedimento.
“Innanzitutto scegliamo la pietra da lavorare, poi ci focalizziamo sui motivi decorativi, lo stile, la lucidatura e la creazione di un contenitore adatto. Possiamo distinguere più di 100 tipi diversi di pietra, suddivisi a loro volta in cinque grandi categorie che variano in base alla grana. Le sculture che ne caratterizzano le forme si suddividono in tre generi: Anhui, Guangdong e Jiangsu”.
Il tipo Anhui, di cui fa parte la pietra She, è famoso per i motivi raffinati che raffigurano frutta, pesci, draghi, palazzi e padiglioni il cui gusto tipicamente locale si esprime attraverso basso-rilievi.
“A volte alcuni motivi li scolpiamo più in profondità” spiega Chae-ku, “E al contempo cerchiamo di equilibrare armoniosamente la parte riservata all’inchiostro con i motivi decorativi”.
“Sciogliamo l’inchiostro sulla pietra con dell’acqua, attraverso movimenti circolari, fino a quando non si ottiene la consistenza giusta” conclude Chae-Ku. “Come potrete immaginare, oggi la pietra da inchiostro è considerata un oggetto d’arte visiva, più che un autentico strumento di lavoro”.
Ciò non toglie che il mercato delle pietre da inchiostro è tutt’altro che morto. Dagli scavi archeologici emergono costantemente nuove pietre, il cui valore è accresciuto dalla loro importanza storica. Sembra dunque che il commercio sia destinato a crescere, per la gioia degli artisti e dei collezionisti di queste meravigliose opere d’arte naturali.


