Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 15 giugno 2012 | PDF
In una Kyoto assediata 24 ore al giorno da turisti affamati di templi, parchi, monumenti shintoisti, geishe e shopping sfrenato, incontriamo Ichimura Mamoru, ultimo erede dei grandi xilografi giapponesi, in una casa spoglia e senza riscaldamento, intento ad onorare il suo debito verso i propri avi.
Il cartello appeso alla porta oscilla nel vento freddo del primo pomeriggio. Si muove a strappi, rigido come un cadavere, sotto una lampada di carta mezzo abbrustolita. La porta è scheggiata, la casa è grigia e sporca di cenere. Un ragazzo attraversa Yasaka Street, porta a spasso un cane che si ferma ad abbaiare contro la porta. “Potrebbe essere infestata” penso, mentre prosciugo una birra in lattina seduto sul marciapiede di fronte. Ci sono nuvole cariche di pioggia che scorrono rapide. L’orologio dell’emporio segna le tre e un quarto. Sembra di essere in un film di Sergio Leone. Potrebbe sbucare Henry Fonda col revolver in pugno, il bavero del cappotto sollevato a coprire il ghigno lucido. Invece non succede niente. Mi alzo e vado verso la porta. L’insegna della casa, legno vecchio perforato dai tarli, dice: “Il museo di Ukiyo-e più piccolo del mondo”. Sto per aprire la porta, mi fermo a leggere il cartello. “Apro quando mi sveglio e chiudo quando vado a dormire. Quando ne ho abbastanza, il negozio è chiuso”. Entro e l’ambiente è più suggestivo di una casa infestata dai fantasmi. Ci sono xilografie ovunque. Dipinti che tappezzano le pareti e fogli sparsi sul pavimento, ritagli di giornale che ritraggono l’atelier, poi ancora disegni e stampe, ukiyo-e stropicciati infilati dentro cartellette di plastica, odore di pittura e un sacchetto di carta con un tramezzino masticato. Mi sporgo leggermente oltre il tatami. Ichimura Mamoru è chino sul legno, a creare la sua nuova opera. “Konnichiwa” dico, e lui ha un mezzo sussulto, non si aspettava di ricevere qualcuno, tantomeno un occidentale. Mi viene incontro, ha gli occhi che sono due fessure dalle quali esce uno spicchio di luce nera, capelli raccolti in una crocchia sopra la testa, mani spesse macchiate dalla vernice.
Ichimura Mamoru è l’erede dei grandi maestri ukiyo-e del periodo Edo, maestri che hanno influenzato profondamente le opere di geni quali Monet, Van Gogh e Renoir. Anche lui sembra essere sbucato dal passato. Gli dico che sono un giornalista, il tesserino l’ho perso mentre seguivo una gara di dumbaghi nel deserto. A lui non sembra interessare. Non sembra capire una parola di quello che dico. A gesti gli chiedo umilmente se può spiegarmi la tecnica usata per creare i suoi capolavori. Essendo straniero, accetta di spiegarmelo. Sa che sono innocuo, la mia ignoranza è il mio lasciapassare. In parole povere, non gli ruberò il lavoro. Ci sediamo nel laboratorio e lui incomincia a raccontare.
In primis l’ukiyo-e non è necessariamente il frutto del lavoro di uomo solo. Diversi artigiani possono essere inclusi nel processo
di creazione delle xilografie, ognuno specializzato nella propria disciplina. Il disegnatore, l’artista, disegna l’opera ad inchiostro. L’assistente, chiamato hikko, riporta il tracciato mastro. L’incisore incolla il foglio mastro a faccia in giù (in modo da specchiare il disegno per poi averlo dritto in fase di stampa) sulla tavola di legno e scava le parti bianche, lasciando in rilievo quelle che poi verranno stampate. Lo stampatore inchiostra le tavole e procede alla stampa.
Il legno utilizzato per le xilografie giapponesi è il ciliegio maturo e viene tagliato e lisciato da artigiani esperti. I colori sono diluibili in acqua e ottenuti con pigmenti naturali. La stampa è manuale, senza pressa. I fogli vengono prima bagnati dai due lati, in modo da evitare alla carta di ondularsi in fase di stampa.
Le fasi del processo sono le seguenti:
- La tavola viene cosparsa di colla liquida e il disegno su carta viene incollato con l’inchiostro verso il legno, in modo da ribaltare l’immagine, oltre a permettere all’artista di sfibrare gli strati di carta in eccesso prima di procedere con l’incisione.
- L’incisore incomincia a scalpellare partendo prima dall’interno, successivamente dall’esterno dei tratti, occupandosi prima del lato sinistro e poi di quello destro. Si tracciano tutti i contorni con uno scalpello di precisione, poi con uno scalpello più grosso si tolgono i “bianchi” e al termine si rifiniscono i dettagli con uno scalpello più sottile.
- Si fa una stampa di prova per esaminare il risultato e per marcare sul legno i segni di registro che serviranno per gli altri colori.
- Per ogni colore ci vuole una nuova tavola di legno, quindi si colora a mano la stampa ottenuta dalla lastra principale, la si incolla sulla lastra nuova, si toglie la carta in eccesso, si intaglia la parte del colore e si marcano i segni di registro. Questo procedimento viene svolto per ogni colore.
- Il colore viene distribuito sulla lastra con una spazzola di peli di cavallo grattati precedentemente su pelle di squalo. Così facendo si rendono i peli molto assorbenti e adatti alla stesura del colore.
- Per le sfumature si procede a grandi linee come nell’acquarello su carta: si bagna con molta acqua la tavola nel punto in cui si vuole la sfumatura, si dà una pennellata fine di colore nel punto in cui si vuole maggiore intensità e con la spatola si tira il colore in modo da togliere l’acqua in eccesso.
- Prima si stampa la lastra con i contorni, poi i colori (dal più chiaro al più scuro), il nero profondo delle parti che si vogliono evidenziare (capelli, occhi, ecc.) e il fondo.
- Infine, il fondo lo si ottiene sovrapponendo una maschera del disegno sulla carta già stampata. Si bagnano i bordi in modo che la maschera aderisca al foglio evitando le sbavature.
Ichimura Mamoru è stanco, gli occhi sono solcati da occhiaie profonde come il letto di un fiume. Decido che è ora di lasciarlo riposare. Lo ringrazio e mentre esco urto il cartello, che dondola mostrando un’altra scritta sul retro. “Vecchia cultura giapponese, vecchia casa di Kyoto e vecchio uomo di Kyoto. Qui tutto è vecchio. Quando verrete di nuovo, il negozio sarà ancora più vecchio”. Mi volto e il maestro è sempre lì, piegato sul legno, a buttare fumo negli occhi ai passanti distratti, senza aspettarsi nulla in cambio. È solo arte, niente di più.






