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Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 28 marzo 2013 | PDF

Il nostro viaggio alla scoperta delle tecniche di stampa asiatiche continua. In Indonesia, nella città di Yogyakarta, dopo essere stati nell’atelier del maestro Adhi, veniamo guidati da quest’ultimo presso un laboratorio nel quale stampano i sarong. Anche se arrivarci non è semplicissimo.

Indonesia Batik Block Printing

Il medico ha un sorriso che gli taglia la faccia a metà, denti bianchi che lampeggiano a strappi, occhi strabuzzanti e una notevole difficoltà nel parlare inglese.

“Così avrei il tifo”. Controllo perplesso la cartella clinica. Il medico annuisce, la testa rimbalza su e giù come uno yo-yo. Se non avessi l’intestino ridotto a un luna park di virus e batteri, la prenderei anche sul ridere. Se Adhi non ci aspettasse fuori dall’ospedale quattro risate col doc me le farei pure. Ma Adhi ha fretta. La sua moto ci deve guidare fino all’atelier Raradjonggrang. E il tifo non ce lo impedirà.

L’atelier Raradjonggrang è il più grande di Yogyakarta: si trova fra il palazzo del sultano e il palazzo di cristallo. Una sistemazione modesta, verrebbe da pensare. Barcollo fuori dalla porta d’entrata. Brividi di freddo corrono lungo la schiena.

Nausea.

Il doc mi accompagna alla porta e non smette di ridere neanche quando salto sulla moto di Adhi – il sacchetto con le medicine in una mano, la fronte che scotta – e faccio cenno alla bicitaxi di seguirci.

Al primo incrocio bruciato inizio a pensare che il tifo non sia la cosa peggiore che possa capitarmi. Ci sono sventure ben più definitive che svolazzano nell’aria come pipistrelli storpi, e sembrano sbattere contro la faccia di Adhi – i denti stretti in un ghigno insano e le mani sudate sul manubrio – e vorrei essere nella camera di un albergo a cinque stelle, acqua calda e vestiti puliti, invece di inghiottire mosquitos a ogni staccata.

Indonesia Batik Block Printing

All’entrata, le pareti dell’atelier sono costellate di pannelli ed esempi di stampa che illustrano il processo di produzione e i materiali utilizzati. Galleggio confuso nell’open space. È diviso in diverse sezioni. Ci infiliamo nella prima, dove vengono strutturati i sarong (tradizionale pezzo di stoffa che viene usato come gonna sia dagli uomini che dalle donne). Parlando con gli artigiani scopriamo che ogni sarong è diviso in: corpo, testa, ancora corpo e bordi (superiore e inferiore). All’interno di questa griglia vengono successivamente applicate le stampe con i blocchi di bronzo oppure i dettagli disegnati a mano. La necessità di ripetere i disegni impone una rigida composizione e una pianificazione dello schema dei colori utilizzati.

Indonesia Batik Block Printing

Usciamo dalla prima sezione e visitiamo le altre quattro.

Nella seconda zona gli uomini stampano i disegni con la cera.

Indonesia Batik Block Printing Indonesia Batik Block Printing Indonesia Batik Block Printing

Nella terza area le donne arricchiscono manualmente di dettagli i sarong stampati.

Indonesia Batik Block Printing Indonesia Batik Block Printing

La quarta sezione è adibita alla colorazione dei tessuti e al lavaggio della cera.

Indonesia Batik Block Printing

Infine, nell’ultima area i sarti (sia uomini che donne) cuciono i prodotti finali.

Uno degli artigiani ci illustra il procedimento con il quale vengono realizzati i sarong:

  1. Si disegna sulla stoffa la griglia base per contenere i disegni stampati.
  2. Si bagna con la cera il blocco di bronzo inciso, il quale viene successivamente impresso sulla stoffa.
  3. Altre parti, che devono restare in bianco, vengono coperte di cera.
  4. Si intinge la stoffa nel primo bagno di colore base (si parte dal più chiaro).
  5. Si toglie la cera dalle parti che vanno ricolorate.
  6. Le parti già colorate vengono coperte con la cera.
  7. Si applica l’ultimo colore.
  8. Si toglie la cera con un bagno bollente.

 

L’artigiano ci spiega che i passaggi di copertura con la cera e la successiva colorazione si possono ripetere fino a quando non si ottiene il risultato desiderato. In Indonesia la stampa dei tessuti é solitamente composta da 4 colori: uno è quello della stoffa, due sono a scelta e il quarto colore risulta dalla sovrapposizione dei due colori selezionati.

 

Questa particolare tecnica di stampa nasce a metà del XIX secolo, quando in Indonesia vengono costruiti blocchi di bronzo finemente lavorati. La possibilità di applicare la cera su un intero disegno, con una singola stampa, rivoluziona l’industria del Batik. Utilizzando i blocchi un lavoratore può stampare fino a 20 sarong al giorno invece di investire un mese intero per disegnarne uno a mano. Questo aumento di velocità nella produzione fu necessario non solo per rispondere alla crescente domanda locale e dei paesi limitrofi (come la Malesia), ma anche per contrastare il flusso di tessili economici stampati provenienti dall’Europa, i quali iniziavano a soppiantare quelli artigianali locali. La tecnica del batik stampato a mano salvò l’industria della stoffa indonesiana e ne permise la diffusione verso i paesi vicini. In breve tempo i tessuti europei furono sorpassati in termini di qualità e prezzo.

 

Ringraziamo gli artigiani e siamo di nuovo sulla strada. La moto di Adhi riposa sotto un albero, pronta per essere sguinzagliata lungo le vie della città. La risata del medico riecheggia come un urlo primordiale e quando sento il sedile bollente sotto di me, per qualche strano motivo l’ansia svanisce.

E al suo posto rimane un virus d’altro tipo.
Un’altra categoria di febbre.
Adrenalina.
Ed è già entrata in circolo.