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Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 31 agosto 2012 | PDF

Dopo essere stati in Myanmar giungiamo a Lampang, nel Nord della Thailandia. Il nuovo obiettivo del nostro viaggio è documentare il procedimento con il quale viene prodotta la carta con gli escrementi di elefante. Questa curiosa scoperta, che inizialmente sembra essere rivoluzionaria, ci illumina sul triste destino del gigantesco mammifero.

Thailandia carta cacca elefanti

Sugli spalti i bambini sgranano gli occhi, mentre gli adulti in coro gridano “Oooh!” e battono le mani ridendo. Sugli spalti c’è odore di pollo fritto e banane, fumo di sigaretta e sudore. Lattine di Coca-Cola stappate a ripetizione. I venditori ambulanti dribblano gli spettatori offrendo pacchetti di Chewing-gum e spiedini bruciati, turisti bianchi come la morte lisciano il doppio mento col dorso della mano, scattano foto a caso mentre la speaker urla isterica nel microfono, incita gli elefanti spaesati, arringa la folla con battute da copione, e tutto è bello e allegro sotto il sole di Lampang, con le palme che fluttuano nel vento e le capriole dei domatori.
Ci godiamo lo spettacolo tra il giubilo generale, senza applaudire mai.
Siamo qui per la nostra nuova missione, la carta prodotta con la cacca di elefante. Da qualche giorno a questa parte siamo incuriositi dalla scoperta che abbiamo fatto. Nella città di Lampang, al Nord della Thailandia, presso l‘Elephant Conservation Center gli escrementi degli elefanti vengono riciclati per produrre un tipo particolare di carta. Siamo incuriositi e al contempo affascinati da quella che potrebbe essere una scoperta rivoluzionaria dal punto di vista ambientale.

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Dopo lo spettacolo ci spostiamo verso la zona in cui si lavorano gli escrementi. C’è solo un artigiano che gestisce un piccolo negozio. Gli chiediamo della produzione di carta e l’uomo ci spiega che la carta viene effettivamente ricavata dagli escrementi, ma l’uso è destinato unicamente alla produzione di alcuni oggetti d’artigianato e souvenir. Questo perché la qualità non è elevata. Nessuna scoperta rivoluzionaria, dunque. Toccherà continuare ad abbattere foreste per garantirci il sano vecchio libro davanti al camino e il quotidiano a colazione. Ad ogni modo lo scopo per il quale viene prodotta la carta con la cacca di elefante è tutt’altro che inutile. Il centro sfrutta la risorsa gratuita per confezionare prodotti artigianali ricavandone un’entrata che serve al finanziamento dell’ospedale. Anche gli spettacoli servono a raccogliere fondi per curare gli elefanti malati e gestire il centro.
Una volta precisato il destino dei ricavati, l’artigiano ci spiega come funziona il procedimento di lavorazione degli escrementi.

  1. In primo luogo la cacca viene lavata e bollita al fine di eliminare tutti i batteri.
  2. Viene aggiunto un lieve strato di decolorante naturale.
  3. Si battono gli escrementi per circa tre ore al fine di sfilacciarne le fibre e si aggiunge del colore.
  4. Si impastano gli escrementi insieme al decolorante, producendo una palla di circa 300 grammi. Questa verrà disposta sopra un telaio.
  5. I telai vengono fatti asciugare naturalmente sotto il sole. Non vi saranno mai due fogli identici in quanto la ruvidezza e la consistenza della carta dipendono strettamente dalla dieta dell’elefante.
  6. Infine la carta viene lievemente sabbiata in modo da rendere il foglio soffice abbastanza da poterci scrivere sopra.

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L’artigiano ci spiega che il centro è stato fortemente voluto dalla sorella del re per proteggere l’elefante asiatico dal rischio d’estinzione.

Nonostante la situazione non sia catastrofica quanto quella dell’elefante africano, la scomparsa del mammifero asiatico è accelerata drammaticamente nel corso degli ultimi cinquant’anni.
La perdita dell’habitat naturale è la causa principale dell’estinzione dell’elefante indiano. Il deterioramento dell’ambiente è dato dalla deforestazione e dalla diffusione su larga scala dell’agricoltura.

Salutiamo il cartaio, che torna al lavoro.

Sugli spalti non c’è più nessuno. Rimangono le bucce di banana e la postazione vuota della speaker. Sotto le palme un elefante sonnecchia tranquillo, accarezzato da un addetto ai lavori. Non sa che al suo risveglio un’altra porzione di terra sarà stata divorata dal progresso. Non sa che quando aprirà gli occhi, le sue zanne bianche avranno raddoppiato di valore.
Sarà portato nel recinto. Con la promessa di una carriola di banane si esibirà per il suo pubblico. E alla fine piegherà la proboscide in un inchino, un inchino goffo che strapperà una cascata di applausi. Mentre da qualche parte nel mondo la sua uscita di scena è già stata programmata.

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