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Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 8 febbraio 2013 | PDF

Il viaggio alla scoperta delle tecniche di stampa e delle scritture asiatiche prosegue. Nell’isola thailandese di Ko Tao, fra spiagge paradisiache e immersioni, incontriamo un tatuatore esperto nella tecnica del bambù.
Un giovane pittore britannico ci introduce nel mondo mistico dei tatuaggi thailandesi.

“In fondo alla strada, sulla destra, troverete una casetta in bambù. È li che lavora Mr. Dang”. Il ragazzo delle collanine indica un punto preciso al termine del viale, là dove il resort a cinque stelle regna sulla spiaggia, dove la pizzeria italiana è presa d’assalto dagli americani bianchi e chiassosi, dove il vecchio dalla barba a chiazze affitta le moto ai centauri dell’isola. Ai lati della strada solo palme e bungalow, insegne in legno con scritto “Dive Course” e negozi di abbigliamento subacqueo. Questa è Ko Tao, la città delle immersioni e della dolce vita thailandese. Cocktail, mare, pesce alla griglia.
E tatuaggi.
La maggior parte dei ragazzi, qui, hanno un segno distintivo sul corpo. Molti approfittano delle vacanze per farsi fare un tatuaggio tradizionale con il bambù, non tanto per il fascino della tradizione, quanto per la praticità stessa del tatuaggio: dopo un giorno di attesa è possibile prendere il sole senza controindicazioni.

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Ma a noi non interessa il tatuaggio da “abbellimento”. Siamo intrigati dalle calligrafie e dalle formule magiche tatuate sul busto dei locali e vogliamo saperne di più.

Mr Dang è uno dei maestri tatuatori dell’isola. È da dodici anni nel ramo ed è lui che cerchiamo.
Quando arriviamo alla casetta, Mr Dang non c’è.
C’è Sean Burtenshaw, un artista londinese venuto a Ko Tao per imparare la tecnica col bambù. E c’è Mrs Ausanee Sukpatini Rong, la moglie di Mr Dang, anche lei tatuatrice.
Sean è il figlio adottivo della coppia. Loro lo chiamano “son”, lui li chiama mamma e papà. È in Thailandia da un mese, fa il pittore e intende imparare a tatuare col bambù.

Parliamo con Mrs Rang, aiutati da Sean, incuriositi dal significato nascosto dei tatuaggi thailandesi. Mrs Rang ci spiega che il tatuaggio thailandese e khmer, detto Sak Yant, ha un significato magico e spirituale. Sak significa tatuaggio, mentre Yant deriva da Yantra, che nella lingua sanscrita rappresenta i simboli usati per favorire la concentrazione e la meditazione. Lo Sak Yant è costituito da calligrafie di preghiere buddhiste, da formule magiche inscritte nelle forme degli Yantra e da disegni raffiguranti divinità e demoni tutelari.

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Le linee rappresentano il Cordone Ombelicale del Buddha e sono tradizionalmente conosciute come “Le ossa dello Yant”. Vi sono diverse forme di Yantra, ognuna con un suo significato preciso e spesso le preghiere sono talmente lunghe che per poterle inscrivere nello Yantra ideale le frasi vengono sostituite da numeri dal significato equivalente.
Da centinaia d’anni i guerrieri del sud-est asiatico tatuano il proprio corpo con il Sak Yant allo scopo di rendersi invincibili. Allo stesso modo agiscono i Nak Muay, i combattenti della Muay Thai, l’arte marziale tradizionale thailandese. Le ragazze che lavorano nei bordelli si tatuano una lucertola come simbolo di attrazione, ma anche di “compassione” da parte delle altre persone.

Secondo la tradizione, ci dice Mrs. Rang, per rendere efficace il tatuaggio il devoto deve, oltre a credere fortemente in esso, rispettare una serie di regole di condotta. Queste variano a seconda del disegno scelto e del rito magico connesso. Tra queste, a titolo di esempio, vi sono l’astenersi dal commettere atti malvagi ed evitare di pranzare ai banchetti di matrimoni e funerali. Il mancato rispetto delle regole comporta un rischio di possessione da parte del demone.

Nel momento in cui il tatuatore esegue l’incisione, sia quest’ultimo che il prescelto devono intonare dei mantra specifici. Mrs Rang ci mostra la sua penna per tatuare. La versione moderna non è più in bambù, ma in acciaio inossidabile.
Mrs Rang racconta che durante il processo di incisione talvolta si verificano fenomeni paranormali di possessione spiritica del devoto.
Il Khong Khuen, ovvero la manifestazione della forza magica, si verifica quando il devoto, ascoltando il mantra pronunciato dal maestro, entra in uno stato di trance che può assumere diverse forme. Solitamente le possessioni sono emanazioni di animali leggendari o divinità, quali ad esempio il dio-scimmia Hanuman e il Ruesi Por Gae Tha Fai.
Egli è preda di violente convulsioni. Corre, salta, urla, striscia sul pavimento come un serpente oppure graffia come una tigre, o nuota come un pesce, impersonando l’animale tatuato.
Una volta terminata la possessione, il devoto o non ricorda nulla, oppure è conscio di ciò che è successo ma non poteva fare nulla per evitarlo.

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Il Sak Yant maggiormente rappresentativo della tradizione è disegnato con l’olio ed invisibile a occhio nudo, dice Mrs. Rang. “Ma non per gli spiriti” aggiunge Sean. Il Sak Yant invisibile è un simbolo potente del concetto di doppio e induce a meditare su se stessi.

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Mrs. Rong finisce di spiegare e dietro di lei compare Mr. Dang. Ha il corpo tatuato, due manubri leggeri stretti fra le mani. Si fa fotografare, mentre Sean mi mostra un video di Noo Kanpai, il dio dei tatuatori thailandesi, che affetta con una lametta il braccio di un devoto. Dal braccio non esce sangue. Neanche una goccia. Sean sorride, dice “Potrebbe essere finto”. Poi guarda il vecchio libro dei Sak Yant sul tavolino. “In tutti i casi vale la pena di imparare, non credi?”.