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Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 17 maggio 2013 | PDF

Il viaggio alla scoperta delle tecniche di stampa procede. Nella città di Perth, capitale del Western Australia, dopo aver assistito alla performance di due talentuosi artisti underground, incontriamo Jan Telfer, calligrafa e stampatrice australiana esperta nella tecnica della xilografia.

L’automobile bianca spunta dal fondo della strada, muove lenta verso il parcheggio nel caldo mostruoso che asciuga la città.

Jan Telfer è seduta al posto del passeggero, ci fa un cenno con la mano, e un minuto dopo siamo in direzione Clermont, suo marito John guida silenzioso mentre noi proviamo a rompere il ghiaccio con le solite frasi di circostanza.
Il vento soffia dal deserto, affondiamo sempre più nel quartiere. Ovunque ville e giardini giapponesi. John indica fuori dal finestrino, dice “In quella casa abita la donna più ricca del mondo”. Jan lo corregge, dice “Non é la più ricca”. In tutti i casi si parla di lei, Gina Rinehart, la padrona delle miniere, la donna che guadagna qualcosa come un milione di dollari al minuto.
Il quartiere residenziale è un agglomerato di case-gioiello incuneate nell’arida terra del Western Australia, elogio del lusso nel cuore del nulla.

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La casa di Jan e John è grande e confusa, come se i pezzi dell’arredamento vivessero insieme senza conoscersi.
“Venite”, ci invita Jan.
Sul tavolo in sala una serie di scatole. Dentro c’é tutta la sua produzione artistica.
“La mia passione per la calligrafia è iniziata quand’ero piccola. Alle elementari vincevo ogni anno il premio per la migliore esecuzione degli esercizi calligrafici. Un giorno sotto l’albero di natale trovai un set completo di taccuino, matite e scalpelli per incidere il legno. Inizialmente rimasi delusa, poi decisi di usarli e quella fu l’inizio della mia passione per il legno”.
L’abilità di Jan è notevole, praticamente scevra da imperfezioni. “Nel corso degli anni mi sono dedicata a stilizzare lettere e ai graffiti, ai quali ho dedicato il mio Master La persona dietro la pittura”.
Jan ci mostra moltissimi suoi lavori, dalle calligrafie alle xilografie, passando per le acquetinte, fino ai lavori in digitale.
“In seguito mi sono specializzata nella xilografia occidentale (a base di colori a olio), nella xilografia giapponese (colori ad acqua) e nella serigrafia”. Jan ci fa scivolare sotto gli occhi i suoi lavori lucidi e malinconici. “In realtà utilizza anche altre tecniche di stampa, come la mezzatinta” aggiunge John.
La cosa interessante dei lavori di Jan, aldilà del suo stile puro, è l’integrazione della calligrafia nelle sue stampe.

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Jan zoppica fino in cucina, il tumore alla gamba non le dà tregua, torna con un vassoio di biscotti, senza sedersi ci spiega come esegue le sue opere, partendo dall’idea fino alla sua realizzazione, e ci pare di individuare in lei l’incarnazione dell’artista completo, in grado di combinare tradizione e modernità, sfruttando le caratteristiche di ognuna.
“Attualmente mi sto dedicando alla xilografia giapponese”, spiega. “Molti dei miei lavori partono da una foto, che viene poi elaborata digitalmente, ingrandendo, riducendo o distorcendone l’immagine. La stampo e la elaboro a mano. Quando la tavola è pronta inizio l’incisione su legno. Si tratta di ciliegio Yamazakura, lo faccio arrivare direttamente dal Giappone”. Fra le cose che Jan ci racconta, ci incuriosisce il metodo che usa per acquisire nozioni nuove. Jan, oltre ad essere membro dell’Associazione Stampatori del WA, fa parte del gruppo Baren, un’associazione di xilografi che ogni anno propone uno “scambio”. “Lo scambio è un concorso senza vincitori”, ci spiega. “Vi è un bando indicante le direttive dell’associazione. Spesso vi è un tema, o dettagli tecnici da rispettare: alcune volte vi é un formato fisso della carta, altre è indicato il tipo di carta da usare. Ciascuno deve stampare un quantitativo di copie in modo da poterne fornire una ad ogni partecipante. L’associazione si preoccupa di inviarle a ciascun membro. In questo modo xilografi da diverse parti del mondo possono imparare dagli altri studiando lo stile e la tecnica direttamente dall’originale”.

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Quando stiamo per congedarci, John ci confida che sua moglie è anche terapeuta.
“Una volta la settimana lavora con persone disabili” dice.
“La sola cosa che faccio” precisa Jan, “È farli dipingere. Non credereste alle proprietà curative dell’arte, é miracolosa”.
La solitudine minacciosa del quartiere spande sopra la casa di Jan Telfer, sul giardino giapponese e sulla sua gamba malata, e il vento caldo dell’Ovest è sostituito da un alito freddo, pungente, che sembra sbucare dai pertugi delle nostre vite, da quelle crepe che il destino scolpisce solo per far uscire un po’ di luce.

Biografia:
Jan Telfer (Marian Janette Fleming Telfer) nasce nel 1947 in una fattoria di Aberdeen, nel New South Wales, in Australia. Si diploma come terapista nel 1968, nel 1989 ottiene un diploma in Art Studies e nel 1994 si gradua in Art and Design presso il TAFE di Perth. Nel 2007 ottiene il Master in Art Therapy presso l’Università Edith Cowan di Perth. Lavora principalmente come terapista ma, grazie alla sua passione per le arti, ha potuto integrare l’arte alle cure. A partire dagli anni ’90 partecipa a numerose mostre collettive e organizza alcune esposizioni personali. È deceduta nella primavera del 2014.Australia Jan Telfer