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Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 21 dicembre 2012 | PDF

Nella città di Kanazawa, situata nell’Honshu centrale dell’arcipelago giapponese, incontriamo un artigiano esperto nella raffinatissima arte della tintura dei kimono.

Giappone Kimono Giappone Kimono

L’atelier è incastrato nel mezzo del Nagamachi district, nel centro spopolato di Kanazawa, dove non osano i turisti. Qui i cartelli sono tutti in giapponese. Ci sono empori e parrucchieri, viali zeppi di semafori, qualche anziano che vaga per le strade con un carrello vuoto. Le strade sono tutte uguali, ma Cathrine sa dove ci sta portando. Cathrine è la nostra nuova amica. L’abbiamo incontrata a Takayama, nel tempio buddista dove pernottavamo. È di Stoccolma, fa il marinaio a bordo di un cargo svedese. Lei sa dov’è il posto. Stiamo cercando l’atelier di Teranichi Iko, un artista specializzato nella tintura della seta con la tecnica Kaga Yuzen, una tecnica artigianale complessa che richiede parecchi anni di esercizio prima di essere padroneggiata. Teranichi Iko è il boss in questo senso. Gestisce un piccolo atelier dove si tinteggiano i kimono. Cathrine aveva ragione. L’atelier è nascosto in mezzo a una selva di vicoli ciechi, difficile a vedersi, ma lo troviamo. Una donna ci accoglie mitragliandoci di inchini, dice che il maestro arriverà a breve. Diamo un’occhiata all’interno. L’impressione è quella di essere sfuggiti a un’imminente guerra nucleare per finire dentro un bunker di artisti che lavorano per la pace. Le opere sono viscerali, i kimono esposti emanano un senso di tranquillità estatica, ti sembra di cogliere le risate delle geishe o il battito d’ali delle farfalle come se fossi nel dipinto. Teranichi Iko ci arriva alle spalle, inizia a parlare nel silenzio fitto della stanza come un sensei d’altri tempi, o un capo rivoluzionario che ha urgenza di spiegare come stanno le cose. La tecnica Kaga Yuzen si può brevemente riassumere in dieci tappe fondamentali, come ci mostra il maestro.

  1. Il disegno
    Il motivo ornamentale viene disegnato dapprima sul foglio.
  2. Trasferimento del disegno sul kimono
    Il foglio col disegno viene collocato sopra un tavolo di vetro. Il kimono viene posizionato sopra il foglio e, attraverso una luce artificiale che filtra da sotto il tavolo, l’artista ricalca il disegno sulla stoffa tramite un pennello intinto in un blu naturale chiamato “Aobana”.
  3. Contorno con la pasta di riso
    Le linee vengono successivamente ripassate con la pasta di riso, utilizzando un cono forato, in modo da prevenire sbavature. Il contorno in rilievo serve per contenere il colore che andrà successivamente a riempire il disegno, evitando brutte sovrapposizioni di colore. Una volta lavata la pasta resteranno i contorni bianchi, tipici della tecnica Kaga Yuzen.
  4. Colorazione
    Il disegno viene colorato usando un fine pennello. Nella tecnica Kaga Yuzen si prediligono colori delicati e profondi alle tonalità accese. Questi verranno poi sfumati dall’artista. I colori utilizzati sono artificiali.
  5. Impermeabilizzare con la pasta
    A questo punto del procedimento le parti colorate vengono coperte con altra pasta di riso, in modo da poter voltare l’abito e colorare il retro senza alcun danno. La pasta, spessa all’incirca 3 mm, sarà coperta da segatura per preservarla dall’umidità.
  6. Colorazione della parte posteriore
    Il tessuto viene voltato e tirato, con una spazzola fine viene steso il colore. È in questa fase che si gestiscono eventuali sfumature o effetti dello sfondo.
  7. Bollitura
    I colori vengono fissati sull’abito immergendoli nell’acqua bollente (100 gradi) per circa un’ora.
  8. Risciacquo
    Il tessuto viene risciacquato in un fiume artificiale (tradizionalmente in un fiume naturale) per pulirlo dal colore e dalla pasta di riso in eccesso.
  9. Stiratura
    La forma originale dell’abito si ottiene stirandolo al rovescio, tramite un grosso mangano.
  10. Il kimono
    A questo punto l’abito è ispezionato, cucito e confezionato come kimono.

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Il “sensei” Teranichi Iko ci spiega che l’intero procedimento di lavorazione dell’abito richiede un impegno notevole e altrettanta manodopera: sono necessari più di dieci artigiani per creare un kimono, e almeno dai 3 ai 4 mesi di lavoro da quando è stato ordinato dal cliente. In totale un kimono richiede più di sei mesi di lavorazione.

Il kimono prodotto con la tecnica Kaga Yuzen, ci dice il maestro, viene indossato come abito formale, in particolare quando vi sono celebrazioni o incontri importanti, o anche per accogliere un ospite onorevole. Teranichi Iko sottolinea un altro punto importante nell’estetica del kimono, e cioè l’espressione del “Ma”, vale a dire dello spazio. Nella maggioranza delle tradizioni culturali d’Oriente derivanti dal buddismo e dal taoismo, l’idea di vuoto è sinonimo di infinita ricchezza di possibilità, di massima apertura e libertà, e al contempo è espressione di modestia e semplicità. Il vuoto, quindi, non come semplice negazione del pieno, bensì come entità autonoma, esistente a prescindere.

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Grazie all’espressione del “Ma”, infatti, gli abiti giapponesi seguitano ad esistere quali opere d’arte, caratterizzate da una profonda espressione della tradizione e della perfezione del popolo nipponico.

Salutato il maestro usciamo dall’atelier, allontanandoci da quel mondo sommerso di pace e armonia come palombari costretti a riguadagnare la superficie, schermandoci gli occhi alla vista della città deserta, illuminata da un sole tetro, di nuovo soli sulla strada.

www.kagayuzen.or.jp