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Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 01 novembre 2013 | PDF

Il viaggio alla scoperta di stampatori e calligrafi continua. Prima di ritornare in Asia, agli sgoccioli del nostro viaggio in Australia, incontriamo uno dei migliori calligrafi italiani, che tra un Canzoniere del Petrarca e una scrittura beneventana, ci racconta com’è essere una star del pennello.

Quando incontro Massimo Polello al suo workshop australiano di calligrafia, nella città di Perth, circondato da fogli e matite, la sensazione è quella di ritrovare un vecchio amico che non vedo da tempo.
“E tu cosa ci fai qui?” dicono gli occhi vispi, identici all’ultima volta che l’ho visto, quattro anni fa, ad un workshop nella meravigliosa campagna toscana. Ci abbracciamo, contenti di esserci trovati anche solo per qualche ora, dall’altra parte del mondo.
Mentre ci sistemiamo ai margini della sala messa a disposizione dagli Scouts of W.A., gli studenti continuano a lavorare, concentrati e perfetti nei loro movimenti su carta, precisi come un’orchestra che non perde di vista una nota.

Massimo Polello Massimo Polello
“Su cosa verte il workshop Beautiful Alphabets, Massimo?”.
“Il workshop si basa sui manoscritti della biblioteca Laurenziana di Firenze. Ho estrapolato alcuni testi dalla collezione dei Medici, tra cui Celso, Petrarca, Apuleio, Cicerone… Gli studenti cominciano lavorando sulla scrittura storica e attraverso vari esercizi sul ritmo la scrittura si trasforma gradualmente, fino ad ottenere un risultato astratto”.
“Qual è la tua idea di calligrafia?”.
“L’uso della scrittura, a mio avviso, dev’essere artistico. La leggibilità limita la scrittura, se invece vai oltre il significato verbale sconfini nell’arte. La scrittura stessa nasce dai pittogrammi, quindi non è altro che un ritorno alla comunicazione di immagini. Prima la scrittura è immagine, solo successivamente diventa verbale. Questo è lo scopo del workshop: liberare gli studenti dall’uso letterale della parola e dalla forma stereotipata del segno”.
“Come sei diventato uno dei migliori calligrafi italiani?”.
“La passione per la calligrafia è nata quando frequentavo le lezioni di lettering. Ero attirato dalla scrittura, dal punto di vista estetico e grafico. Successivamente ho scoperto la calligrafia contemporanea. Si sviluppò principalmente in Francia e Inghilterra e giunse in Italia negli anni ’90. Ad ogni modo dopo la scuola di grafica ho lavorato come restauratore di affreschi nelle chiese, poi sono passato ad insegnare disegno ai bambini nelle scuole italiane. Il lavoro come restauratore mi ha aiutato “.
“A chi ti ispiri?”.

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“I miei modelli sono i calligrafi francesi di Tolosa, uno su tutti Bernard Arin. Un altro è Brody Neuenschwander. Ma col tempo ho sviluppato uno stile mio, personale”.
“Come scegli i testi sui quali lavorare?”.
“I testi li scelgo in base alle emozioni che mi trasmettono. Possono essere libri o canzoni. “Conosci”, una canzone di Cristina Donà, è un testo che amo”.
“Hai avuto modo di entrare a contatto con l’arte australiana, durante la tua permanenza qui?”.
“Ho visitato alcune mostre di arte aborigena, che mi piace molto. L’arte aborigena scaturisce dall’inconscio e graficamente è una ripetizione dello stesso segno, inizialmente incomprensibile. I sogni non hanno una sequenza logica e a livello artistico vi è una mescolanza tra modernità e tradizione”.
“Progetti per il futuro?”.
“Vorrei iniziare ad utilizzare la serigrafia nei miei lavori. Ma il progetto vero e proprio consiste in un pellegrinaggio sulle orme dei calligrafi europei. Si chiamerà Following the Line ed è un progetto pensato insieme a Birgit Nass e Marie Bo. Partiremo a luglio, per un periodo iniziale di tre settimane”.
Con Massimo parliamo di viaggi, esperienze e nuove idee per quando torneremo in patria. Qualsiasi scusa è buona per non rimanere fermi, per continuare a viaggiare e muoversi, conoscendo persone e luoghi, entrando a contatto con culture e stili di vita diversi. Sulle tracce di artisti, il percorso assume un altro significato, e sai di non poterti sbagliare, sai che finché sei in movimento, niente può fermare la tua sete di conoscenza. Perché, come diceva Burroughs, la cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili.

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Biografia
Massimo Polello nasce nel 1970 a Torino, in Italia, dove tuttora risiede e lavora. Studia all’Accademia di Belle Arti di Torino, indirizzo Arti Grafiche. Terminati gli studi segue un lungo periodo di ricerca autonoma, durante il quale frequenta i calligrafi francesi dello Scriptorium di Tolosa, sviluppando una personale interpretazione della scrittura.
Nel corso degli ultimi anni partecipa alle maggiori competizioni mondiali, svolgendo numerosi workshop.
Nei lavori di Massimo Polello l’alfabeto trascende la tipica funzione del linguaggio scritto, diventando un’immagine che conferisce un valore astratto e simbolico alla parola stessa.
Polello non limita se stesso all’uso delle tecniche tradizionali, ma le implementa attraverso video e proiezioni, avvicinandosi all’arte d’avanguardia contemporanea.
L’uso di materiali riciclati, resine, vernici e mezzi tecnologici, vede Polello scostarsi dall’uso stereotipato di fogli e pennini, dotando la calligrafia di una veste innovativa, moderna e astratta.

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