Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 7 novembre 2014 | PDF
Il viaggio alla ricerca di calligrafi e stampatori continua. Nella città di Zhengzhou, in Cina, intervistiamo il calligrafo Haji Noor Deen, il quale ha saputo fondere la cultura araba e quella cinese in una serie di opere di altissimo livello.
Noor Deen ci aspetta fuori dalla stazione di Zhengzhou, a 700 chilometri da Pechino, con un cartello in mano e un sorriso largo. Si carica uno dei pesanti zaini sulle spalle e ci fa strada verso l’automobile che ci attende per condurci alla sua abitazione. La moglie ci invita a sedere a un tavolo colmo di frutta, bibite, dolci, e prima di iniziare l’intervista ci portano a pranzo nell’ottimo ristorante di un amico.
Con Skype chiamiamo il figlio che sta a Los Angeles, assisterà all’intervista e nel caso in cui non dovessimo capirci farà da traduttore.

“I suoi lavori, Noor Deen, sono il risultato di una combinazione innovativa fra calligrafia cinese e calligrafia araba”.
“La modernità è dovuta proprio all’unione di queste due grandi culture artistiche: la calligrafia cinese è caratterizzata da un aspetto liquido della lettera, che sembra sciogliersi sulla carta di riso, mentre la calligrafia araba è maggiormente rifinita e strutturata. Queste due tradizioni millenarie, due delle più belle manifestazioni della parola scritta, non sono mai state collegate fra loro, sono anzi opposte ma allo stesso tempo complementari. Se combinate, ciò che si ottiene è la simbiosi della loro perfezione”.
Il lavoro di Noor Deen è la testimonianza di come l’artista sia un genio della sintesi, oltre che un esperto in calligrafia islamica, specializzato nello stile Sini, che trae origine dalla tradizione musulmana cinese.
“Il presidente della Alalusi Foundation, Dr. Hesham Alalusi, la definisce come il rappresentante di un nuovo Rinascimento, simbolo artistico del pluralismo della Cina”.
“È un complimento enorme e lo ringrazio della sua stima. Per quanto concerne la Cina, la sua popolazione presenta 56 nazionalità diverse, dieci delle quali hanno una radice islamica. Oggi ci sono venti milioni di musulmani e 35’000 moschee in Cina, vale a dire una percentuale superiore a quella presente in Arabia Saudita. Pertanto ragionare artisticamente nel senso di una comunione di culture è totalmente naturale, è uno specchio della realtà: inoltre ricordiamo che la politica di apertura avvenuta in Cina durante gli anni ’80 ha generato nuove correnti artistiche, consentendo alle minoranze etniche di praticare i propri rituali e utilizzare i propri alfabeti”.
“Lo strumento che usa per le calligrafie ci è nuovo, di cosa si tratta?”
“In Cina la calligrafia araba si praticava utilizzando gli strumenti cinesi, quindi il pennello, l’inchiostro nero e la carta di riso. La calligrafia araba tradizionale predilige invece l’uso del calamo. Avendo praticato calligrafia per trent’anni, ho imparato a crearmi gli strumenti da me, come fanno d’altronde molti calligrafi. Il calamo tradizionale non ha molto serbatoio, non è adatto sulla carta di riso e per le calligrafie di grandi dimensioni l’impugnatura della penna è diversa. Così ora mi scolpisco questi strumenti ai quali aggiungo della stoffa sulla punta. In questo modo il tessuto assorbe più inchiostro e posso scrivere più a lungo”.

I lavori di Noor Deen trattano spesso di Dio e all’interno delle opere sono presenti versi del Corano.
“Nella cultura islamica non è possibile rappresentare niente graficamente, perché si peccherebbe di idolatria. Pertanto il modo che abbiamo per trasmettere la bellezza è attraverso la scrittura, ed è per questo che la calligrafia per me è un atto di fede più che un semplice lavoro”.
Noor Deen ci mostra la sua galleria e quando arriva il momento di congedarci insiste perché ci fermiamo a casa sua, mettendoci a disposizione ogni genere di comfort.
La generosità con la quale veniamo accolti dai calligrafi asiatici, in particolare dai musulmani, è sinonimo di un’immensa cultura dell’ospite, che a prescindere dalla bellezza delle opere delle quali siamo testimoni, ci riscalda di un profondo e incondizionato calore umano.
Biografia
Noor Deen nasce nel 1963 a Yucheng, nella provincia dello Shandong in Cina. Dopo le scuole dell’obbligo si dedica per due anni allo studio della calligrafia e della lingua araba. Vive fra Mongolia e Taiwan fino a quando trova lavoro come traduttore in Kuwait. Allo scoppio della Guerra del Golfo torna in Cina e si sposa. Nel 1991 va in Egitto come traduttore e torna definitivamente in Cina nel 1999, anno in cui inizia a dedicarsi totalmente all’arte.
Nel 1997 è onorato in Egitto del Certificate of Arabic Calligrapher, diventando il primo cinese ad essere insignito di questo prestigioso riconoscimento.
Nel 2000 organizza il primo corso regolare e sistematico di calligrafia araba presso il Zhengzhou Islamic College.
Nel 2005 un suo lavoro, intitolato “i 99 nomi di Dio”, viene acquistato dal British Museum ed esposto permanentemente nella sezione di arte islamica.
Nel 2008 si reca a Istanbul dove diventa allievo dei grandi maestri di calligrafia tradizionale araba Shiek, Hassan Jalabi e Dawoud Baktash.
Nel 2009 è fra i 500 musulmani più influenti dell’anno. Ha esposto i suoi lavori in molte gallerie e musei di tutto il mondo. Ogni anno viaggia da una città all’altra del mondo, invitato da facoltose accademie e università per esporre e discutere il proprio lavoro artistico. www.hajinoordeen.com



