Testo: A. Ventola | Illustrazioni: E. Turienzo | Editore: Rivista di Lugano | Data: 18 aprile 2014 | PDF

Anche se il tempo stava migliorando e la bufera aveva smesso di assediare il bosco, la primavera tardava ad arrivare e faceva ancora molto freddo. Pico l’uccellino doveva partire alla ricerca di cibo col quale sfamare la sua famiglia, in quanto suo padre aveva un’ala spezzata e non poteva guidare lo stormo. Così il primo giorno di sole Pico spiccò il volo in direzione della città. Ma quando arrivò al confine, la contraerea l’obbligò a tornare indietro. “Gli stranieri non sono i benvenuti” disse una voce metallica proveniente dal megafono sopra la torretta di guardia. “Torna da dove sei venuto”.
Pico, sbigottito, rispose: “Ma io devo passare! La mia famiglia non ha cibo e non posso migrare a nord, fa troppo freddo!”.
La voce ripetè: “Queste sono le disposizioni del re. Non si fanno passare stranieri fino a nuovo ordine, neanche se hanno becco e ali”.
Pico tornò al boschetto, stanchissimo e disperato. Cosa fare? L’unica che avrebbe potuto dargli un consiglio valido era nonna Eleanor. Così la sera Pico si recò alla vecchia quercia.
Francis la Talpa lo condusse alla Stanza del Racconto, dove gli altri animaletti erano già seduti in attesa della storia. Pico spiegò a nonna Eleanor l’accaduto, la quale lo ascoltò con attenzione. Al termine la testuggine annuì gravemente, poi lo invitò a sedersi con gli altri.
Nonna Eleanor bevve un lungo sorso di tisana.
Poi iniziò a raccontare.
Il soldato Matt Frost era sdraiato sul terriccio fangoso, incredulo, la divisa zuppa di sudore e sangue, mentre intorno a lui sfrecciavano le raffiche incessantidelle mitragliatrici. Il fischio delle palle di cannone e il boato[1] delle esplosioni lo facevano tremare di paura, gli spari dei moschetti[2] dettavano il ritmo dei suoi pensieri, i quali erano tutt’altro che positivi.
“Non ce la farò mai”, pensò Matt. “La gamba mi fa troppo male, non riesco ad alzarmi. Non ci vorrà molto prima che i nemici mi trovino”.
Matt pensò a sua moglie e ai suoi due bambini, a come avrebbero fatto a mandare avanti la fattoria senza di lui. Preso dall’angoscia e dal dolore svenne nel pieno della battaglia.
“Presto, tiratelo su!”.
Una voce lo destò dal suo sonno tormentato. Quando Matt riaprì gli occhi vide una donna china su di lui. “Adesso ti portiamo via da qui, non preoccuparti” disse la voce.
“Devo essere morto” pensò Matt. Quella donna doveva essere un angelo, non poteva essere altrimenti. Non c’erano donne sui campi di battaglia, non era il loro posto quello. Ma quando Matt vide due soldati trascinarlo sulla barella capì che non era morto e che quella, per quanto potesse sembrare assurdo, era un angelo in carne e ossa.
Il suo nome era Clara Barton. Era un’ex insegnante e per qualche strano gioco del destino stava poggiando la sua mano fresca sulla fronte scottante di Matt. La donna fasciò la gamba del soldato con delle bende, gli diede un anestetico e con l’aiuto dei suoi compagni lo caricò su un’ambulanza di fortuna.
Clara Barton faceva questo lavoro tutto il giorno. Aveva salvato centinaia di vite, rischiando la propria, e avrebbe continuato a farlo finché il buon Dio l’avesse assistita.
Tutto era iniziato con la guerra di secessione americana[3]. Clara sapeva che i feriti non venivano portati in ospedale fino a quando la battaglia non fosse terminata. Se i soldati non morivano nell’attesa era comunque probabile che non sopravvivessero agli scossoni delle ambulanze.
Così a Clara Barton venne l’idea di curare i feriti direttamente sul campo di battaglia. La prima cosa da fare era procurarsi un carro coperto. In secondo luogo le serviva l’equipaggiamento di base: medicinali e strumenti per il primo soccorso. La terza cosa da fare era chiedere l’autorizzazione al generale.
“No” disse il generale. “Non si può. La guerra non é adatta a una donna”.
“Ma generale”, disse Clara, “guiderò io il carro. Mi farò aiutare da qualche soldato e presterò soccorsi immediati. Salveremo molte vite”.
“Miss Barton, ciò che mi state chiedendo é impossibile. Stiamo già facendo molto per i nostri uomini, nessuno potrebbe fare di più”.
“Io potrei” rispose la donna.
Clara Barton non si diede per vinta e sostenne diversi colloqui col generale, presentandogli ogni volta il proprio piano d’azione fino a quando il generale, esausto, dovette cedere alla sua richiesta.
Per l’intera durata della guerra Clara Barton salvò innumerevoli vite. Il governo americano si rese conto dell’efficienza e del coraggio di questa donna gracile e minuta ma dal cuore enorme, e iniziò a fornirle mezzi e uomini.
Una volta terminata la guerra Clara avrebbe potuto riposarsi, ma era tormentata da ciò che passavano le famiglie dei soldati dispersi. Così si prodigò a cercare i soldati di cui non si conoscevano le sorti e a comunicarle alle famiglie. Lavorò per molto tempo, aiutando tutti coloro i quali ne avessero bisogno.
Un giorno seppe che in Svizzera vi era un uomo, Jean Henry Dunant, il quale intendeva aiutare i soldati feriti o dispersi. Lo contattò e insieme crearono una fondazione chiamata Croce Rossa, il cui simbolo era una croce rossa su sfondo bianco, in modo da essere riconosciuti e non essere attaccati durante i conflitti. Venne garantito loro il libero accesso ai campi di battaglia affinchè prestassero soccorso a tutti i soldati feriti, indipendentemente dalla bandiera e dalla divisa.
Colpita da quest’idea di solidarietà di Dunant, Clara la fece presente al governo americano, convincendolo a sostenere, insieme ad altre ventidue nazioni, la Croce Rossa Internazionale, il cui scopo era quello (oltre al soccorso sul campo) di fornire viveri e denaro ai soldati e alle loro famiglie.
Ma Clara Barton, non contenta, introdusse un’altra idea a questo progetto, già incredibile: l’Emendamento Americano. Questo prevedeva il supporto e l’aiuto non solo alle vittime di guerra, ma anche alle popolazioni colpite da uragani, terremoti, carestie e altre calamità naturali.
Lo scopo di Clara Barton era di tendere la mano al prossimo, qualunque fosse il colore della sua pelle e la sua fede religiosa. Oggi la Croce Rossa Internazionale presta soccorso a milioni di persone in tutto il mondo, e questo grazie al coraggio e all’amore di una persona sola, una donna che ha rischiato la vita per i propri fratelli.
Quando nonna Eleanor terminò il racconto, passò qualche minuto, poi Devin lo scoiattolo si alzò, prese il sacco con le sue provviste e lo diede a Pico.
Juliette la tassa andò a prendere il suo e Robert la rana fece lo stesso.
Pian piano tutti gli animaletti si alzarono e diedero a Pico il proprio sacchetto, dicendogli di non preoccuparsi. Pico aveva gli occhi pieni di lacrime e non riusciva a credere alla solidarietà di quella grande famiglia.
Alzò gli occhi e vide quelli stanchi e chiusi di nonna Eleanor, la quale si era addormentata con un grande sorriso sulle labbra.
[1] esplosione
[2] arma che dominò i campi di battaglia fino alla seconda metà dell’Ottocento, sostituita in seguito dal fucile
[3] Guerra americana combattuta tra Nord e Sud per l’abolizione della schiavitù.