Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 31 agosto 2012 | PDF
Dopo essere stati in India e in Giappone, anche il nostro percorso in Corea sta per terminare. Il viaggio alla scoperta delle tecniche di stampa asiatiche ci porta a Seoul, dove incontriamo Lee Eun Kyu, abile incisore di sigilli che annovera tra i suoi clienti membri di spicco dell’alta società, in particolare aristocratici e nobili. Un nome su tutti? La Regina Elisabetta in persona.
La luce filtra attraverso le tende trasparenti. Dipinge di sole una banana ammaccata, T-shirt gualcite, bustine di latte in polvere ammucchiate sul tavolino in plastica. Gli schiamazzi dei mendicanti ubriachi e i rutti scomposti delle motociclette truccate irrompono nella stanza del motel come ospiti indesiderati. Come arance ad orologeria armate di bastone e bombetta. Pronte a darci il benvenuto a Seoul. Solita notte insonne. Grida e sospiri e ululati di piacere dalla camera accanto, da quella sopra, dall’intero quartiere a luci rosse nel quale abbiamo trovato riparo. Nel cuore della lussuria. I motel costano meno. Il prezzo da pagare sono le litanie bollenti della Seoul by night. Trangugiamo tre caffè in sequenza, inforchiamo gli occhiali scuri e scivoliamo nel quartiere di Insa-dong, il circuito culturale della città. Abbiamo appuntamento con Lee Eun Kyu, noto incisore di sigilli che gestisce la bottega Myung Sin Dang Pil Bang insieme alla moglie, anche lei famosa artista esperta nell’ambito delle arti coreane tradizionali.
Lee Eun Kyu è uno dei pochi incisori odierni a potersi fregiare del titolo di “sigillatore reale”. Fra i numerosi personaggi importanti che hanno visitato la bottega, oltre a presidenti e cardinali di diversi Stati, i nomi più altisonanti sono quelli della Regina Sofia di Spagna e della Regina Elisabetta.
Il sigillo, come ci spiega Lee Eun Kyu, un tempo rappresentava l’unico mezzo a disposizione dei governi per trasmettere in modo affidabile ordini e informazioni ai militari e ai ranghi inferiori. In particolare, nel territorio della vecchia Corea, il timbro apposto sulla carta era estremamente importante, dal momento che conferiva potere e credibilità allo scritto.
I sigilli sostituirono usanze antiche, quali ad esempio le impronte delle mani, e funsero da apripista alle firme odierne. In passato l’oksae (sigillo di giada) equivaleva alla firma attuale e il suo scopo era quello di simboleggiare l’autorità del re, autenticando le missive e i documenti formali emessi dalla Corte reale. Per il monarca il sigillo reale significava la legittimazione della sua ascesa al trono.
Lee Eun Kyu ci spiega che, oltre alla bravura dell’incisore, è fondamentale la qualità della pietra utilizzata (alcuni pregiatissimi sigilli sono costituiti da pietre del valore di diverse migliaia di franchi). Le pietre utilizzate per i sigilli sono morbide e facilmente lavorabili. Le più comuni sono la steatite, il granito, l’agata, la giada e solitamente sono già inserite nel formato sigillo (parallelepipedo).
Il procedimento è il seguente:
- La pietra viene passata sulla carta vetrata fine in modo da eliminare eventuali imperfezioni, rendendo la superficie leggermente porosa così che si possa più facilmente dipingere la scritta.
- La superficie grattata viene dipinta con l’inchiostro rosso.
- Si disegna (a specchio) la firma con un pennello.
- Il sigillo viene bloccato in una apposita struttura di legno con morsetto, in modo da poterlo lavorare facilmente in tutte le direzioni senza che scivoli.
- Con uno scalpello di metallo si incidono le parti nere.
- Il bordo del sigillo viene leggermente picchiettato per renderlo meno perfettamente quadrato.
- Alla fine del procedimento l’incisore stampa il sigillo su un cartoncino di carta hanji e lo custodisce in una scatoletta di seta.
Mentre Lee Eun Kyun finisce di spiegare, osservo le decine di sigilli e pennelli disposti ordinatamente sugli scaffali, le opere incomplete, le pergamene impolverate e gli astucci color cremisi, e provo a immaginarmi la regina Elisabetta quà dentro, faccia a faccia con un uomo che secoli fa avrebbe potuto essere il suo lasciapassare diplomatico. Un incisore reale, un artista scelto per servire la corona e prestarle fedeltà. Anche se oggi l’incisore è nascosto in una bottega striminzita di Seoul, lontana dai fasti regali. E per una volta è il sovrano a chiedere udienza, e non viceversa.



