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Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 15 marzo 2013 | PDF

Dopo un breve soggiorno in Malesia la nostra ricerca sulle tecniche di stampa asiatiche prosegue. In Indonesia, nell’isola di Java, incontriamo un artista esperto nell’arte del batik, una delle tecniche di colorazione più vecchie del mondo.

Indonesia-Batik

Sono le otto di sera quando arriviamo a Yogyakarta. Il tempo di raccattare gli zaini e il primo tassista fuori dall’aeroporto è nostro. Dopo le solite negoziazioni di rito raggiungiamo la via delle guesthouse economiche. La zona è pacifica e romantica, la quiete serpeggia fra i ristorantini come un siero ipnotico. Questa è la magia dell’Asia. La serenità d’animo, la tolleranza che si erige sopra i popoli come un’unica grande stretta di mano collettiva. Ma quando l’uomo dall’occhio di vetro ci segue lungo il tragitto, il primo impulso è di aggredirlo o mettersi a correre. Ma questa è l’Asia. Il pericolo non esiste, esiste solo il Viaggio. Le occasioni non si ripetono. Non possiamo permetterci di cedere ai vecchi schemi mentali. Non qui e non ora.

L’uomo ci aggancia sventagliando le solite domande accalappia turisti e anche se stiamo morendo di fame, quando ci dice che stanotte è l’ultima notte in cui possiamo ammirare le opere su tela del Sig. Adhi, lasciamo perdere la cena e ci fidiamo dell’istinto. Arrampichiamo la scala dell’edificio all’angolo ed entriamo nella stanza costellata di quadri onirici. L’uomo dall’occhio di vetro è sparito e al suo posto appare Adhi. Ha un berretto gualcito, baffo curato e occhi guizzanti. Adhi, tra le mille altre cose, è anche pittore. Le sue opere sono realizzate con la tecnica del batik, un particolare processo di colorazione nel quale si usano sostanze idrorepellenti, in modo da impedire l’assorbimento della tinta in alcune aree della stoffa. È una tecnica conosciuta in tutto il mondo antico ed è arrivata a Java con i conquistatori musulmani indiani nel XVI secolo. In breve è diventata una delle arti più famose di tutto il Sud-est asiatico.
Dopo aver ammirato le sue opere, chiediamo ad Adhi di illustrarci il procedimento con il quale vengono realizzate.

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Innanzitutto occorrono: cotone, seta, carta (come supporto) e cera, paraffina e resina (che verranno usate per coprire i colori).

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Il procedimento consta di undici punti chiave:

  1. I disegni batik vengono realizzati tramite matita su stoffa.
  2. Si ripassa il tratto a matita con la cera calda (in realtà con un miscuglio di cera d’api (2x) e paraffina (1x) e un po’ di resina che fa da legante).
  3. Sempre con l’ausilio della cera si aggiungono punti e trattini.
  4. Con la cera si ricoprono anche le parti che si intende lasciare in bianco. Questo perché la cera impermeabilizza il tessuto impedendo al colore di aderirvi. In questo passaggio si decide anche se si vogliono ottenere effetti particolari.
  5. La stoffa viene intinta nel primo colore base.
  6. Con la cera si coprono le parti del disegno che devono mantenere il colore base.
  7. Si intinge la stoffa per la seconda volta in un altro colore.
  8. Si toglie la cera con l’acqua bollente.
  9. Si coprono di cera i disegni che hanno già assunto il loro aspetto definitivo, in modo da non scolorirsi con il passaggio successivo.
  10. Si procede con il terzo bagno di colore
  11. Infine la cera viene eliminata completamente bollendo la stoffa.

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Indonesia-Batik Indonesia-BatikAdhi ci mostra alcuni dettagli dei quadri esposti e ci spiega che, una volta appresa la tecnica, conoscendo le diverse reazioni che intervengono tra cera e colore, possono essere ottenuti numerosi effetti: dallo “stropicciato” (usato soprattutto per gli sfondi), passando dal cracklé, fino ad arrivare all’acquarello.
Terminate le spiegazioni, Adhi ci offre sigarette locali e vino della casa.
Spiega che lui è solo uno degli artisti che espongono le proprie opere all’interno della galleria, ma i ricavati vanno in parte alla scuola d’arte di Yogyakarta. Adhi è un uomo estremamente colto e interessante. Parliamo di Dio, di arte, del karma e dei Soundgarden. Ha sessant’anni e buona parte della sua vita l’ha passata fumando erba e inghiottendo funghi psichedelici. “Dipingevo sulla spiaggia, al tramonto, con i contorni dell’orizzonte deturpati. Le visioni mi indicavano la via da seguire”.
Compriamo due quadri e ci mettiamo d’accordo per incontrarci il giorno dopo. Adhi non è solo pittore, ma anche guida turistica e cultore del trekking. L’Indonesia, ci dice, è una terra meravigliosa, da scoprire con il cuore, non con la testa.
Qualcosa è scattato e sappiamo che, da come è cominciata, l’Indonesia è già una delle nostre mete preferite.