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Testo: A. Ventola | Illustrazioni: E. Turienzo | Editore: Rivista di Lugano | Data: 21 marzo 2014 | PDF

RivistaDiLugano-21.03.2014-MilleUnaFiaba-3

La porta si aprì e tutti gli animaletti si voltarono verso la minuscola figura che, titubante, stava facendo il suo ingresso nella Stanza del Racconto.
Immediatamente si videro due ali sbattere e qualcuno tra il pubblico gridò “È Icaro! È sopravvissuto!” e la folla, in preda alla curiosità, si avvicinò alla sagoma spaventata.
“Non è Icaro” disse nonna Eleanor. “È un cucciolo, come voi. Francis, fallo sedere e portagli una tisana e una coperta. Come ti chiami, mio piccolo amico?”.
Lentamente, la figura zampettò fin sotto alla fiaccola, mostrando a tutti la sua vera natura. Era un uccellino. Intirizzito dal freddo, sbatteva le ali per riscaldarsi.
“M-mi chiamo Pico. L-la mia famiglia voleva emigrare ma la bufera ci ha colto di sorpresa. Abbiamo deciso di aspettare la primavera per spostarci verso sud. Ho sentito c-che qui raccontate delle favole per passare il tempo”.

Eleanor annuì bonaria e fece cenno a Pico di sedersi.
“Avete fatto bene ad attendere. L’impazienza può risultare una cattiva consigliera. A questo proposito”, disse nonna Eleanor, “mi sovviene una vecchia storia, intitolata Il filo magico“.

C’era una  volta un bambino di nome Kim, il quale passava il tempo a fantasticare ad occhi aperti, immaginando quando sarebbe finalmente diventato grande.
Kim faticava a divertirsi con ciò che aveva al momento, poiché pensava sempre al dopo. La sua unica amica era Lia, una bambina che non si adirava mai e tollerava l’impazienza di Kim.
Un giorno, passeggiando nei boschi, Kim si sedette ad ammirare il cielo azzurro.Mentre stava assorto, sentì un fruscio dietro di se e vide apparire una fata. La fata disse “Guarda cos’ho in mano, Kim”.

Impugnava una matassa dorata.
“Cos’è?” domandò Kim.
“È il filo della tua vita” disse la fata. “Voglio fartene dono. Ogni volta che vorrai far passare il tempo più veloce ti basterà tirare il filo. Ma attento a non abusarne: non potrai mai riavvolgerlo, né parlare del filo con qualcuno, altrimenti morirai”.

Poi la fata sparì.

Il giorno dopo, a scuola, Kim non vedeva l’ora che la lezione finisse per andare a giocare con Lia. Ricordandosi del dono della fata, decise di provare. Tirò un poco il filo e di colpo la campanella suonò. Kim era al settimo cielo, ora poteva andare a giocare con Lia! Ogni giorno, quando si stufava, Kim tirava il filo, fino a quando non si rese conto che poteva tirare un pezzo di filo più lungo e terminare la scuola in un colpo solo. Così, una notte, Kim diede un brusco strattone al filo e il mattino dopo, quando riaprì gli occhi, si ritrovò ad essere già apprendista carpentiere. La sua nuova vita lo entusiasmava: passava le giornate sui tetti a costruire impalcature, intagliando e sollevando travi che ancora profumavano di bosco. E quando il giorno di paga era lontano, tirava un poco il filo e di colpo la settimana di lavoro era terminata.
Anche Lia, come Kim, si era trasferita in città dopo la scuola. Kim non vedeva l’ora di sposarla ma Lia gli rispose che ci sarebbe voluto un altro anno per mettere da parte i soldi necessari al matrimonio.
Kim diede uno strattone al filo e l’anno passò in un lampo. I due giovani, raggianti di felicità, iniziarono una nuova vita insieme.
Ma dopo qualche tempo Kim ricevette una cartolina. La aprì e lesse che si doveva recare in caserma per il servizio militare. I primi tempi Kim era entusiasta della sua nuova esperienza ma dopo qualche mese la fatica si fece sentire e ciò che in principio era una novità, col tempo si trasformò in dura routine. Una notte, in branda, Kim decise di tirare il filo, terminando in un colpo solo il servizio militare.
Una volta a casa, dopo un mese Lia gli comunicò che aspettava un bambino. Kim non stava nella pelle e in preda all’agitazione diede uno strattone al filo. I tempi trascorsero felici, ma ogni volta che il bambino piangeva  o stava male, Kim tirava un pochino il filo e tutto riprendeva ad andare bene. Nel frattempo la situazione economica del Paese era pessima e anche la carpenteria soffriva la crisi. Intanto Kim e Lia avevano avuto altri tre figli e Kim, una notte, davanti al camino, decise di tirare il filo accorciando di qualche anno la ripresa economica. Kim si ritrovò il mattino dopo a casa, circondato da sua moglie e dai figli, con la sua piccola impresa che aveva ricominciato a funzionare. Si accorse, però, che i capelli non erano più folti come un tempo e sul viso erano comparse rughe che prima non c’erano.

Passarono gli anni e Kim diventò la guida della sua prosperosa famiglia. Nel frattempo, però, sua madre diventava sempre più vecchia e a nulla poteva servire il filo magico, se non ad accelerarne la morte. Questa sopraggiunse comunque, e Kim si trovò sulla tomba, pensando a come la vita scorresse in fretta, con o senza filo.
Una notte, mentre giaceva sveglio in preda all’ansia, si disse che tutto sarebbe andato per il verso giusto se i figli avessero trovato il proprio posto nel mondo e lasciato la casa paterna. Così diede uno strappo al filo e il giorno dopo la casa era vuota, i figli erano sistemati e lontani. Kim pensò che fosse giunta l’ora di godersi la pensione e diede un altro strappo, svegliandosi questa volta con più acciacchi ma senza l’incombenza del lavoro. Le giornate passavano, Lia si ammalava sempre più spesso ed era evidente che non avrebbe resistito a lungo.

Un giorno Kim si ritrovò a passeggiare nel bosco, quello stesso bosco nel quale, molti anni or sono, incontrò la fata che gli cambiò la vita. Anche questa volta si sdraiò sull’erba, preda della tristezza, senza quello sguardo sognante che aveva sempre quand’era bambino.
“Allora? Sei felice?”
Kim vide, dietro di se, la fatina, sempre bella, come se il tempo per lei non fosse passato.
Kim abbassò gli occhi.
“No. Ho perso metà della mia vita e ora sto per perdere anche Lia. Non sono felice”.
“Che ingrato!” disse la fata.
“Forse se mi avessi dato un filo che poteva essere riavvolto…” disse Kim.

La fata sorrise. “Pensi che Dio ci conceda di vivere due volte la stessa vita? Posso, però, concederti un desiderio. Uno solo. Chiedi ciò che vuoi, piccolo uomo”.
Kim rifletté attentamente, poi disse “Vorrei rivivere la mia vita senza il filo magico. Così potrei fare esperienza delle cose belle e di quelle brutte, vivendo appieno ogni giorno”.
La fata sorrise di nuovo. “E sia! Ridammi il filo”.

Il mattino dopo Kim sentì una voce dirgli “Svegliati Kim! Farai tardi a scuola!”. Kim aprì gli occhi e vide sua madre, bionda e giovane, tirargli via le coperte.
“Ho fatto un brutto sogno, mamma. Ho sognato che ero vecchio e la vita mi era passata davanti come un sogno, senza neanche un ricordo”.
Sua mamma sorrise, disse “Via, alzati pigrone! I ricordi sono l’unica cosa che abbiamo quando siamo vecchi. Anche tu avrai i tuoi. Ora alzati, Lia ti sta aspettando”.

Quando Kim fece il tragitto con Lia, mano nella mano, verso la scuola, si sentì enormemente felice e non vedeva l’ora di vivere tutta la giornata, lezioni comprese.
E quando sentì, dentro di se, salire l’impazienza, si voltò a guardare Lia negli occhi. E tutta la fretta che aveva, come per incanto, svanì.