Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 11 maggio 2012 | PDF
L’India è lontana anni luce, i ricordi di un’esperienza indimenticabile sono ancora vivi, ma il viaggio alla scoperta delle tecniche di stampa prosegue e la nostra nuova meta è il suggestivo Giappone.
I punti di arrivo e di partenza si sovrappongono, intersecandosi e frammentando le albe in un interminabile gioco di specchi, scatole cinesi incastrate nella memoria del giorno dopo, bagliori di ricordi e strade e dèja-vu sottratti all’immaginazione del viaggio incompiuto. Tokyo è il nuovo punto di partenza, o di arrivo se preferite, dipende dallo sguardo dell’osservatore, ma la ricerca è ancora intatta, il cammino prosegue.
Tokyo è una nuvola gommosa di palazzi e grattacieli lussuosi, ordine maniacale, templi buddisti incuneati nel cuore delle vie luccicanti di benessere e perfezione millenaria.
La tradizione si mescola alla modernità, il legno si confonde col cemento, le autostrade futuristiche terminano in vicoli illuminati da lanterne, le insegne tridimensionali al neon risplendono insieme al tramonto sul Rainbow Bridge.
L’impressione è di trovarsi dentro una pellicola di Cronenberg, o nel Pasto Nudo di Burroughs. I giapponesi sono estremamente equilibrati e cortesi, il loro stile di vita è contagioso. L’amore per la natura e il rispetto per il prossimo sono commoventi, nonostante la spietata evoluzione tecnologica che soverchia la città come un entità indipendente, necessaria al perfetto funzionamento del sistema. Ogni cosa è correlata all’altra, una sorta di sudoku vivente dove un minuscolo cambiamento disorienta e rischia di far crollare lo schema.
Per un grafico, Tokyo è ciò che William Blake rappresenta per i poeti, o Beethoven per i pianisti: un punto fermo di ispirazione, contaminazione purissima. L’importanza dell’aspetto grafico lo cogliamo immediatamente, spostandoci in metropolitana o andando al supermercato, ammirando le migliaia di distributori automatici sparsi per la città. L’imballaggio degli articoli commerciali è di estrema importanza. La cura certosina dedicata ad una scatoletta di tonno, la mescolanza dei colori usata nel rendere accattivante una confezione di noodles, le etichette vintage dei barattoli di caffè, esasperano la tecnica al punto da rendere l’acquisto di un prodotto un’esperienza gratificante e inusuale. Il materiale utilizzato per imballare la merce svolge un ruolo principale, la straordinaria dedizione del Sol Levante per il packaging è tale da sbizzarrirsi nelle modalità più varie: i cibi senza conservanti, i manufatti, o in generale i beni pregiati, vengono imballati con la carta di riso, o tramite la cosiddetta carta “washi” (fatta a mano), vantando una veste grafica tradizionale, per la quale viene spesso utilizzata la calligrafia. Si tratta spesso di imballaggi semplici e raffinati, quali ad esempio le confezioni usate per le bottiglie di sakè, prodotti di pasticceria, alimenti già pronti dal sapore casereccio, mentre per quel che concerne i beni commerciali o industriali, la grafica è nettamente più aggressiva e moderna.
L’importanza del tema grafico la riscontriamo nei diversi musei sparsi per la città. Ne visitiamo alcuni, in modo da pianificare meglio il nostro itinerario. Il Toppan Tokyo’s Print Museum è ubicato al piano terra di una delle più grandi tipografie di tutto l’arcipelago. La grande predisposizione del popolo giapponese nei confronti del turismo ha reso il museo della stampa un luogo di ritrovo sia per appassionati che per semplici curiosi: la sua peculiarità sta infatti nel mescolare sapientemente tecnologia e tradizione, il che sembra essere un marchio di fabbrica tipico dello Stato insulare. Durante la nostra visita ammiriamo i vecchi macchinari e procedimenti di stampa, e contemporaneamente interagiamo con gli oggetti in esposizione, improvvisandoci anche stampatori, percorrendo un tragitto interno al museo che vede attraversare le diverse epoche segnate dalla nascita della scrittura fino all’evoluzione della stampa moderna.
All’Adachi Museum, situato nel quartiere di Shinjuku, abbiamo il piacere di vedere un’esposizione di perfette riproduzioni di ukiyo-e (xilografie) di grandi maestri del periodo Edo (come l’Onda di Hokkusai, probabilmente la più conosciuta). Le riproduzioni sono realizzate dagli artigiani dell’atelier, i quali non ci possono illustrare la loro tecnica di lavorazione del legno, ma acconsentono a mostrarci un video nel quale veniamo a conoscenza della nostra prossima tappa, Echizen, la città giapponese nella quale viene prodotta a mano la carta usata per le stampe.
Dopo aver dormito all’interno di capsule fantascientifiche, mangiato sushi e cartilagine di maiale, immerso i piedi gonfi nell’acqua bollente nei bagni pubblici, carichiamo gli zaini per spostarci verso Kyoto, il nostro nuovo terreno di caccia, mentre il sole cala rapidamente alle nostre spalle e il punto di arrivo si trasforma, nuovamente, in un altra traiettoria da seguire.
Dove andare:
- Naritasan Park & Calligraphy Museum
Parco di 165,000 m2, all’interno del quale è ospitato il museo di calligrafia con molte calligrafie moderne. - Museo di calligrafia
www.taitocity.net - Paper Museum
www.papermuseum.jp - Banknote and postage stamp museum
www.npb.go.jp/ja/museum - The Adachi Institute of Woodcut Prints
www.adachi-hanga.com - Toppan Printing Museum
www.printing-museum.org - Mizuno Printing Museum
www.mizunopritech.co.jp - Galleria d’Arte Grafica di Ginza
www.dnp.co.jp/foundation - Museum of Advertising and Marketing
www.admt.jp - Machida City Museum of graphic arts
hanga-museum.jp/english

