Testo: A. Ventola | Fotografie: E. Turienzo | Editore: Syndicom | Data: 9 marzo 2012 | PDF
Una coppia di giovani avventurosi affronta il tema della stampa partendo da Mumbai, zaino in spalla e qualche sogno in tasca, decisi a documentare le tecniche artigianali nel continente asiatico.
Sono passate quasi tre settimane dal nostro arrivo e l’India è uno stomaco gigante e colorato, mai sazio, brulicante di corpi e mani e suoni e odori alieni, disordinato e perfetto nella sua monumentale grandezza.
Il nostro viaggio alla scoperta delle tecniche di stampa parte da qui. Seguiamo la Via della Seta, documentiamo le diverse tecniche di lavorazione della carta e dei tessuti, le procedure attraverso cui in Asia nasce e si sviluppa la stampa. Abbiamo scelto di farlo perché ci sembrava opportuno, in un’epoca segnata dall’evoluzione tecnologica, dare voce a un mondo sommerso dal progresso e dall’industrializzazione, un mondo affascinante che sembra operare oltre i confini del tempo, all’interno di una dimensione ancestrale e misteriosa. Essere qui, in India, nella regione desertica del Gujarat, con una connessione Internet a singhiozzo, le necessità quotidiane ridotte all’osso, pochi soldi e la pelle bagnata dal sole, a comunicare attraverso un inglese scarno, gesticolante, con gli sciamani dell’industria tessile, è illuminante.
Siamo distanti da Mumbai, la metropoli caotica dove l’India spirituale è stata inghiottita dal desiderio di progresso e di emulazione del mito occidentale. Il Gujarat è polveroso, secco e poco turistico. Muoversi sulle le sue vie aride è faticoso e suggestivo, la sete si fa sentire e il sole batte a picco sulla città di Bhuj, mentre cerchiamo un rickshaw che ci traghetti a 20 km di distanza, nel villaggio di Ajrakhpur, per incontrare Ismail Mohammad Khatri, un uomo che ha dedicato una vita intera alla ricerca della perfezione nella stampa dei tessuti. Ismail non è un semplice artigiano. È un mago, un artista, oltre che un uomo dotato di grande forza di volontà. Dopo il terremoto del 2001, che ha distrutto la città di Bhuj, nonché il loro paese natale, Dhamarka, Ismail e i suoi famigliari hanno ricostruito un nuovo villaggio. Il suo nome è Ajrakhpur, come la tecnica di stampa utilizzata da Ismail: l’Ajrakh. Si tratta di una tecnica vecchia di nove generazioni, originaria della provincia pakistana di Sindh. La famiglia di Ismail l’ha tramandata oralmente nel corso dei secoli, fino ad oggi.
Le origini del nome Ajrakh non sono chiare, il nome potrebbe derivare dalla traduzione in lingua araba di “blu-indaco”, colore che contraddistingue proprio le stampe Ajrakh (insieme con il nero, il rosso e il bianco). Definire i tessuti di Ismail semplici manufatti è riduttivo. Per ogni pezzo ci vogliono dieci passaggi di stampa e/o colorazione, oltre a 15 giorni di lavorazione. Pazienza, acqua pulita e tanto sole sono indispensabili per la riuscita di una stampa duratura.
Ogni tessuto ha una collocazione ben precisa nella società indiana. Il colore, la dimensione e lo stile del capo di abbigliamento rappresentano un popolo, uno stato sociale, una casta, una religione. Grazie al tipo di tessuto indossato sono riconoscibili le vedove, i musulmani, gli indù…
Oggi i prezzi sono aumentati e buona parte della popolazione indiana può permettersi solo abiti stampati industrialmente. I Khatris vivono grazie al mercato estero, l’unico in grado di acquistare i loro prodotti. Producono mensilmente 5000 m di stoffe, quasi tutte su commissione e pagamento anticipato.
L’acqua è fondamentale per la sopravvivenza di questa tecnica di stampa, e Ismail ci dice che oggi possono garantire una continuità della produzione per almeno 25 anni, durante i quali dovranno sicuramente trovare delle soluzioni per ripulire e riciclare l’acqua. Il villaggio di Ajrakhpur ha già adottato una filosofia eco-friendly. L’energia si ottiene attraverso pannelli solari e i pochi vegetali indispensabili alla sopravvivenza quotidiana crescono grazie all’irrigazione dei campi, ottenuta con il riciclaggio dell’acqua usata per la colorazione. Una volta finite le spiegazioni, Ismail ci invita a casa sua, dove assaggiamo i prodotti della sua terra. Mangiamo a gambe incrociate sul pavimento in religioso silenzio, masticando lentamente ogni boccone come se fosse l’ultimo, conoscendo la forza e la perseveranza che sono state investite per permetterci di sedere qui oggi, in questo piccolo appezzamento di terra, insieme con il mago e la sua famiglia.
Nelle foto: Il laboratorio di Ismail Mohammad Kathri presso Ajrakpur, vicino a Bhuj. Nel laboratorio vengono stampati 4 pezzi di stoffa alla volta e ci lavorano altrettanti artigiani che, tramite blocchi di legno incisi con motivi geometrici o floreali, stampano l’intera superficie del tessuto. Tutto viene stampato con un colore terra o con gomma arabica; durante la fase di colorazione, nelle vasche, la stampa reagisce al colore assorbendolo o rifiutandolo. Il lavaggio nell’acqua e l’essiccatura al sole fanno in modo che il colore diventi indelebile.
Dr. Ismail Mohammad Khatri
Ajrakhpur Post
Kukma – Bhuj – Kachchh
370105 Gujarat – India







